Poetica

L’osceno è stato a lungo il centro destabilizzante del mio teatro, balbuzie, torsioni di parola e corpo. Il bestiario espulso, l’umano miserabile, che mostra l’emarginazione di ognuno di noi attraverso l’eccedenza, un’eccedenza che si versa fuori e resta disadatta. Voce incarnata delle nostre ossessioni, ferite, gabbie. Fertile instabilità per personaggi popolati e assolutamente soli, irriverenti e poetici in un’altalena di dramma e grottesco.

Il quotidiano, il piccolo, il pittoresco della normalità, è entrato lentamente nella mia scrittura, traghettandomi in un affondo sui paradossi del vita. Dall’assoluto di un eccesso senza nome, sublime, la mia penna si è confrontata con la banalità dell’esistenza, con l’uomo da “tutti i giorni” e il suo punto di caduta, di fuoriuscita tragicomica dai gangheri dell’ordinario. Quel punto di estraneità che rende ogni soggetto, anche il più innocuo e scontato, un dispositivo originale, un capolavoro di singolarità.

La passione per le vite degli altri si è anche tradotta nel bisogno di dare parola a  personaggi famosi, siano essi artisti o serial killer, personaggi storici o letterari, chiunque abbia uno spessore che scuota il mio immaginario o forse il mio voyeurismo di frugare nelle storie, di reinterpretarle, per restituire loro un’urgenza diversa da quella di una pacifica biografia o della cronaca. Forse il mio bisogno di identificarmi ogni volta con qualcosa che mi trascini fuori da qui.

I tre testi che raccolgono le principali tappe del mio cammino nella scrittura drammaturgica.

La neve in cambio

ed. Petite Plaisance 2001

Bye Baby Suite

ed. Petite Plaisance 2016

Monologhi

ed. Titivillus 2018